Bici vintage e l’eterno dilemma tra tubolari e copertoncini

L’invenzione dei tubolari, realizzati per la prima volta nel lontano 1889 dallo statunitense John Palmer (da lì “palmer” è sinonimo di tubolare), ha indubbiamente contribuito alla storia ed alla diffusione della bicicletta.

Ancora oggi il tubolare, nelle biciclette di ogni epoca, si distingue per alcune sue peculiarità alla successiva invenzione dei copertoncini con camera d’aria o ancora alle più recenti tecnologie dei copertoni senza camera d’aria, i tubless.

L’evoluzione della bicicletta, sia quelle da passeggio che quelle portate alla gloria da corridori di imprese eroiche, si deve quindi anche all’invenzione ed all’utilizzo dei tubolari, successivamente superati per praticità dalla separazione tra copertone e camera d’aria e quindi dalla possibilità di sostituire facilmente quest’ultima nel caso delle sempre frequenti e malaugurate forature. 

Ancora oggi, nei restauri, in occasione delle manutenzioni e durante l’utilizzo delle nostre amate bici vintage, si utilizzano i tubolari non soltanto per ragioni estetiche o di coerenza storica, ma perchè nel loro utilizzo contribuiscono nel rivivere sui pedali quell’esperienza “eroica” dei ciclisti d’altri tempi. Non soltanto quindi una questione di conservazione storica e coerente della nostra bicicletta, ma anche la rievocazione esperienziale nel montare, manutenere e pedalare una vecchia bici con i tubolari.

Lasciando altrove filosofici tecnicismi se è più efficace (scorrevolezza, aderenza, etc.) o più efficiente (resistenza, durata, etc) il tubolare oppure il copertoncino, prendiamo atto con romantico piacere che il fascino dei tubolari resiste ancora, dopo quasi 130 di strade bianche, di macadam, di pavè e di asfalto,  sempre misti a tanto, tanto sudore.

(Valter Palombi)